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Jean-Paul Sartre

 

Jean-Paul Sartre nacque a Parigi il 21 giugno 1905 in una famiglia borghese e colta. Studiò all'École Normale Supérieure, dove si formò in filosofia e conobbe Simone de Beauvoir, sua compagna di vita e pensiero. Dopo aver viaggiato in Germania e studiato la fenomenologia di Husserl e Heidegger, Sartre iniziò a sviluppare la sua filosofia esistenzialista, che avrebbe avuto un impatto enorme sulla cultura del XX secolo.

Durante la Seconda guerra mondiale, fu fatto prigioniero dai tedeschi, poi rilasciato, e partecipò attivamente alla Resistenza francese. Dopo la guerra, divenne una figura centrale dell’intellettualità europea, impegnandosi nel dibattito politico e sociale, sostenendo cause come il comunismo (pur criticando l’URSS), l’indipendenza algerina e i movimenti anti-coloniali.

Autore prolifico, scrisse romanzi, teatro, saggi filosofici e politici. Tra le sue opere principali si ricordano La nausea (1938), L’essere e il nulla (1943) e L’esistenzialismo è un umanismo (1946). Rifiutò il Premio Nobel per la Letteratura nel 1964, per coerenza con la sua idea di libertà individuale e rifiuto dell’istituzionalizzazione. Morì a Parigi il 15 aprile 1980.

L’esistenzialismo: “l’esistenza precede l’essenza”

Il nucleo della filosofia di Sartre è l’esistenzialismo, che egli definisce con la formula:

“L’esistenza precede l’essenza.”

Questo significa che l’uomo non ha una natura fissa o un’essenza data in partenza (come accade per una penna, una sedia o una pianta), ma si costruisce attraverso le sue scelte. Non esiste un “progetto divino” o un destino già scritto: l’uomo è ciò che decide di essere.

Mentre nella tradizione filosofica (e religiosa) l’essenza dell’uomo precede la sua esistenza (cioè c’è un’idea dell’uomo a cui egli deve conformarsi), per Sartre accade il contrario: l’uomo esiste prima, si trova gettato nel mondo, e solo poi costruisce se stesso attraverso le sue azioni.

Libertà e responsabilità

Questa concezione implica che l’uomo è radicalmente libero. Non può contare su valori assoluti, su autorità esterne o su una morale oggettiva: è lui stesso a dover scegliere, ogni giorno, chi essere.

Ma questa libertà, per Sartre, è una condanna:

“L’uomo è condannato a essere libero.”

Siamo condannati perché non possiamo non scegliere. Anche non scegliere è una scelta. Ogni individuo è totalmente responsabile della propria esistenza, senza possibilità di appello.

L’angoscia e la “cattiva fede”

Questa libertà assoluta genera angoscia, poiché l’uomo si rende conto che non ha scuse, né giustificazioni. Non può dire: “è colpa della società”, “di Dio”, “del destino”. Per evitare l’angoscia, molti cadono nella cattiva fede (mauvaise foi), cioè si comportano come se non fossero liberi, autoingannandosi e vivendo come oggetti, come ruoli (es. il cameriere che si riduce alla sua funzione, senza interrogarsi su chi è realmente).

L’esistenzialismo è un umanismo (1946)

Dopo la guerra, Sartre tenne una conferenza intitolata L’existentialisme est un humanisme, poi pubblicata come libro, in risposta alle critiche rivolte all’esistenzialismo, accusato di essere:

  • Pessimista, perché parla di angoscia, morte, assurdità.

  • Nihilista, perché nega valori assoluti.

  • Amorale, perché non indica una morale universale.

Sartre risponde affermando che l’esistenzialismo è, al contrario, un umanismo profondo, perché restituisce all’uomo:

  1. La dignità della libertà,

  2. La responsabilità delle scelte,

  3. Il compito di creare i propri valori nel mondo.

“L’uomo è nulla più di ciò che egli fa di se stesso.”

Non esiste una natura umana comune data in partenza, ma ciò non significa anarchia morale: significa che ogni scelta individuale implica un modello di umanità. Quando scelgo, scelgo anche ciò che considero valido per l’uomo. Da qui nasce un’etica della responsabilità universale, fondata non su regole imposte dall’alto, ma sulla coerenza e autenticità delle azioni.

Umanismo ateo

L’umanismo di Sartre è un umanismo ateo: egli rifiuta l’idea di un Dio che assegni all’uomo un’essenza o uno scopo. Ma proprio in questa assenza di Dio, l’uomo acquista la massima libertà: è “un progetto da vivere”, creatore di sé stesso e del mondo in cui abita.

Questa visione esistenzialista dell’umanesimo si contrappone a quello tradizionale, che vedeva l’uomo come creatura razionale o morale in un ordine divino o naturale. Sartre capovolge tutto: l’uomo non è qualcosa, diventa qualcosa, e questa responsabilità è ciò che lo definisce veramente.


Jean-Paul Sartre è stato uno dei maggiori filosofi del XX secolo, capace di unire riflessione teorica, impegno civile e attività letteraria. Con la sua filosofia esistenzialista ha posto al centro la libertà dell’uomo, la sua responsabilità nel costruire se stesso senza fondamenti esterni, e la necessità di affrontare l’angoscia della scelta come condizione di autenticità.

Attraverso L’esistenzialismo è un umanismo, Sartre ha mostrato che l’esistenzialismo non è nichilismo, ma una chiamata all’impegno, alla creazione di valori autentici, alla costruzione di un mondo umano che non venga dall’alto, ma dalla libertà dell’uomo stesso.

In un’epoca di crisi dei valori e sfiducia nelle autorità, il messaggio di Sartre rimane profondamente attuale: siamo liberi, e proprio per questo siamo responsabili.


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